lunedì 6 settembre 2010

SITO REGIONALE DEI GIOVANI COMUNISTI SARDI

www.gcsardi.it





E' finalmente online il nuovo sito dei GC Sardi. Il sito sostituisce questo blog che d'ora in poi non verrà più aggiornato.

sabato 29 maggio 2010

Comunicato stampa Giovani Comunisti CORSI DI RECUPERO POPOLARI

I Giovani Comunisti della Federazione del PRC di Oristano organizzano per tutta l’estate i “Corsi di recupero popolari”, rivolti principalmente agli studenti delle scuole superiori.
Gli esami di riparazione introdotti nel 2007 dal centro-“sinistra”, che già allora creavano alcune perplessità per la mancanza di un piano di finanziamento per la loro copertura totale, oggi diventano sempre più un problema per gli studenti e le loro famiglie, infatti - a causa dei martorianti tagli alla scuola pubblica voluti dal governo delle destre che colpiscono gravemente le finanze degli Istituti scolastici - quello che dovrebbe essere uno strumento garantito dalle scuole è un diritto che viene sempre meno.
Diversi istituti non garantiranno più i corsi per alcune materie e le ore di recupero verranno sostanzialmente ridotte, e così le famiglie sono costrette a rivolgersi a insegnanti privati pagando in media 20-30€ ad ora con grande peso sul bilancio familiare, ancor più in un periodo di crisi come quello attuale in cui le politiche liberiste ci hanno trascinato.
Crediamo che questa forma di solidarietà popolare sia il miglior modo per rispondere a chi costantemente si impegna per la distruzione della scuola pubblica.
Per questo ci rivolgiamo a insegnanti di ruolo e precari, universitari, neolaureati, studenti medi e chiediamo loro di collettivizzare i propri saperi e metterli a disposizione delle studentesse e degli studenti e aiutarci in questo progetto. Ci si può mettere in contatto con noi inviando una mail a gcoristano@libero.it o contattando il 3474627365 per maggiori informazioni.

Marco Contu – Portavoce Giovani Comuniste/i Oristano

mercoledì 31 marzo 2010

Nasce UnicAffitti.info

Nasce il blog di riferimento dell'inchiesta rivolta agli studenti fuori sede e pendolari dell'ateneo Cagliaritano.



UnicAffitti.info

giovedì 18 marzo 2010

Inchiesta studenti fuori sede

Scarica il questionario


Stiamo portando avanti un’inchiesta sugli affitti degli studenti fuori sede.
Negli ultimi anni anche a Cagliari stiamo assistendo ad un aumento del
costo degli affitti e al dilagare di contratti irregolari che da una parte
permettono al locatore di pagare meno tasse (o non pagarle affatto),
dall’altra penalizzano gli studenti che sono spesso costretti a pagare
affitti in nero e a non poter così usufruire delle agevolazioni previste
dalla legge (contributo fitto casa, contratti agevolati per studenti, ecc...).
Attraverso la diffusione di un questionario ANONIMO,
intendiamo raccogliere una serie di dati per poter avere una base
conoscitiva adeguata riguardo la situazione delle speculazioni
abitative a danno degli studenti a Cagliari.



Forti dei risultati dell’inchiesta, potremo aprire una vertenza a vari livelli,
agendo anche attraverso canali istituzionali e mediatici per coinvolgere
tanto le strutture universitarie quanto l'ERSU e le istituzioni locali.
In numerose città d'Italia l'associazionismo studentesco ha fatto da
motore nel sensibilizzare i comuni e le provincie e ha saputo aprire
un tavolo di confronto partecipato per proporre strategie concrete di
risoluzione dei problemi legati al diritto allo studio.

Scarica il questionario

martedì 18 agosto 2009

GIORNATA ZAPATISTA


GIORNATA ZAPATISTA

“YO VOY CON L@S ZAPATISTAS”

ZAPAFIESTA!

Una giornata sociale-politica-culturale all'insegna del Messico,
dello zapatismo, delle comunità autorganizzate del Chiapas, dell'EZLN


21 AGOSTO 2009

LOCALITA’ CORTE BACCAS – SANTA GIUSTA

NEL VERDE DELLA COMUNITA’ SOCIALE “IL SEME”


Dalle ore 11

- Introduzione e presentazione della giornata
- Autonomia e Autogoverno: l’esperienza zapatista..

parliamone con l'assoc. Ya Basta!

- Presentazione del video “La Degna Rabbia”
di Riot Generation Video prod. Ya Basta!


- Pranzo sociale – Cucina messicana, degustazione ricette maya-precolombiane

(per motivi di organizzazione prenotare, costo 12€)



Ore 15

- Proiezione film “Viva Zapata!” e dibattito


Dalle ore 18

- Discussione sull’autodeterminazione del popolo sardo
- Presentazione del libro "Così raccontano i nostri vecchi" del Subcomandante Marcos)

Edizioni IntraMoenia
Curato dall’ Associazione Ya Basta
Traduzione di Claudio Dionesalvi
Fotografie di Simona Granati


- Proiezione "Construir Autonomia"

regia_montaggio_ Riot Generation Video
riprese_ Daniele Laudato e Federico Pinna
produzione_Associaz ione Ya Basta

Sarà presente la mostra "Donde està el Corazon" di Simona Granati, che racconta le comunità indigene zapatiste del Chiapas dall’insurrezione all’autogoverno, fino all’attualità dell’Altra Campagna.


A concludere ZAPAFIESTA con mostra, stand - magliette, libri, dvd, artigianato messicano e palestinese - degustazione del caffè rebelde zapatista, musica.


E' attiva una per una sottoscrizione popolare a sostegno delle Giunte di Buon Governo e delle comunità zapatiste
...in palio ricchi premi.(biglietti da 2€)



Organizzano i Giovani Comunisti di Oristano e l'associazione "Ya Basta! Moltitudia" di Roma con la collaborazione del Circolo "P. Impastato" del PRC di Oristano, della Cooperativa Sociale Comunità "Il Seme" , dell'associazione "D'Altra Parte".


SIETE TUTT* INVITAT* A PARTECIPARE!


Per ogni info e per prenottare il pranzo ci trovate:

su Facebook – Giovani Comunisti Oristano

agli indirizzi mail: gcoristano@libero.it e gcoristano@live.it
al numero: 347 4627365 (anche sms)



Saluti Zapatisti


I Giovani Comunisti di Oristano

giovedì 28 maggio 2009

venerdì 27 marzo 2009

"Verso il 4 Aprile – Riaccendiamo la lotta" ASSEMBLEA PUBBLICA 2 APRILE

Il Collettivo Studenti di Sinistra e i Giovani Comunisti della federazione del PRC di Oristano organizzano presso la sala CPS del Liceo Classico S.A De Castro di Oristano un’assemblea pubblica dal titolo “Verso il 4 Aprile – Riaccendiamo la lotta” che si terrà giovedì 2 Aprile dalle ore 16.30.

L’assemblea sarà un momento di informazione e di discussione su temi riguardanti la scuola, dei quali si parlerà in generale ma ponendo un occhio di riguardo al nostro territorio non immune agli effetti dei tagli all’istruzione.

In un periodo di crisi come questo tanti Paesi non solo non tolgono un euro per l’istruzione pubblica ma anzi ne incrementano i finanziamenti puntando su essa e sui loro giovani a differenza del governo nostrano che taglia miliardi di euro alla scuola abbassandone la qualità e cercando con la sua politica (non solo scolastica ma anche sociale) di istituzionalizzare la differenziazione per ceti sociali.

Si discuterà principalmente di diritto allo studio, degli ultimi provvedimenti riguardanti la scuola e del disegno di legge Aprea, della situazione territoriale a seguito dei tagli agli organici, del movimento studentesco a Oristano e in Sardegna.

Aprirà l’assemblea Marco Contu dei Giovani Comunisti, coordinerà i lavori Davide Pinna rappresentante del Liceo Classico e componente del Collettivo Studenti di Sinistra, parteciperanno Anna Busi della FLC CGIL, Gianluigi Deiana dei COBAS SCUOLA e Matteo Quarantiello responsabile reg.le per l’Università dei Giovani Comunisti che relazioneranno sui temi del giorno.

Collettivo Studenti di Sinistra

Giovani Comunisti

domenica 8 marzo 2009

Disastro Rifondazione a Cagliari Organizzazione della lotta di classe invece che vecchie, noiose e vuote parole

di Enrico Lobina

La sconfitta di Soru segna una fase nuova a livello regionale. A livello nazionale, è la conferma dell’irrobustimento di un regime clerico-fascista, apparentemente democratico. Questo, come il fascismo del ventennio, ha un consenso sociale di massa. Negli ultimi vent’anni, complice la modificata situazione internazionale, la P2 e gli apparati deviati, Berlusconi ha costituito un blocco sociale interclassista, il quale risponde agli interessi della borghesia stracciona dello stivale.

In Sardegna abbiamo pensato che Renato Soru potesse arginare la valanga di destra. Non è stato così. Scelte discutibili (alcuni limiti posti al PPR nelle zone interne, per esempio), uno scarso interesse alla creazione del consenso verso le colossali riforme varate, un’attenzione non adeguata alla politica industriale e alle politiche attive per il lavoro, insieme ad uno strapotere mediatico della destra, hanno portato una netta sconfitta per Renato Soru ed il PD. Infine, in un contesto in cui si impone un nuovo fascismo, era difficile ribaltare i rapporti di forza.

Le liste a sinistra del PD (Rifondazione Comunista, Rosso Mori, Comunisti Italiani, La Sinistra) hanno complessivamente raggiunto il 9.25%, pari a 75.535 voti. Le liste comuniste (PRC, PdCI) arrivano al 5.1%, pari a 41.375 voti. Un risultato che fa ben sperare in vista delle europee, dove solo chi supererà il 4% avrà una rappresentanza al Parlamento di Bruxelles.

Alle elezioni regionali del 2004 il PRC sfondò il 4% da solo, con il 4,09% e 34.142 voti. Nel 2009, il 3,16% (25.778 voti) segna una flessione non lieve. Si perdono 8.364 voti. Il PdCI cresce pochissimo dal punto di vista percentuale (dall’1,86% all’1,91%) mentre dal punto di vista assoluto perde una ventina di voti.

Il risultato di Rifondazione cambia notevolmente a seconda della provincia. Il disastro per il PRC è avvenuto a Cagliari. Siamo passati dal 4,62% (12.912 voti) del 2004 al 2,62% (7.066 voti) del 2009. In cinque anni si sono persi 5.846 voti. Il dato del comune di Cagliari è ancora più triste: nel 2004 il PRC si attestò nel capoluogo al 4.06% (3.407 voti), mentre nel 2009 si ferma al 2,03 (1.587 voti). Perdiamo 1.820 voti. Abbiamo più che dimezzato i consensi. Veniamo superati dai Rosso Mori (2.85%), da La Sinistra (2.75%) e i Comunisti Italiani prendono solamente 174 voti in meno del PRC.

L’analisi dei dati elettorali del PRC cagliaritano potrebbe continuare, per andare per esempio a constatare che, mentre diminuiscono di molto i voti al partito aumentano i voti di preferenza. Segno che l’intellettuale collettivo, di gramsciana memoria, non c’è più. Anzi. Si usa il partito come luogo di gestione del (piccolo) potere e non come luogo di costruzione di un gruppo dirigente diffuso e all’altezza. Ma, probabilmente, questo è stato l’errore più grave del peggior gruppo dirigente del PCI, quello berlingueriano, che ha in Luigi Cogodi un autorevole rappresentante.

Che fare? Innanzitutto, abbandonare la retorica sterile sull’autonomia, la rinascita, la rinaturalizzazione, l’art. 13 e le politiche attive del lavoro. Sono state sonoramente bocciate, dalla storia e dalle elezioni. Quanti posti di lavoro a tempo indeterminato hanno creato le cosiddette politiche attive per il lavoro, per esempio quelle dell’Agenzia Regionale per il lavoro?

I comunisti esistono perché hanno dimostrato scientificamente che la contraddizione che muove l’intera società è quella tra chi sfrutta e chi è sfruttato, tra il capitale e il lavoro. Il nostro compito è organizzare quelle lotte, e non pensare che le istituzioni possano risolvere i problemi del capitalismo. Il capitalismo si lotta creando egemonia e contro potere nella società, e le istituzioni sono solamente una parte della società (ricordate Gramsci?).

Agli operai di Eurallumina, e a tutti i metalmeccanici e i chimici che stanno per perdere il loro posto di lavoro, ai precari e ai disoccupati, dobbiamo proporre la lotta e forme di autorganizzazione. Per troppo tempo abbiamo pensato che un assessorato o un’agenzia potesse essere la soluzione. Non è mai stato così, e non lo sarà mai.

C’è bisogno di una profonda riflessione, della sinistra e dei comunisti. Una conferenza programmatica, che individui un nuovo blocco sociale e nuove forme organizzative, può essere un primo passo.

martedì 24 febbraio 2009

La sintesi necessaria per i Giovani Comunisti
di Alessandro Serra e Enrico Pellegrini
(coordinamento nazionale GC)

Facciamo il punto della situazione: l’8 febbraio l’intero esecutivo nazionale dei Giovani Comunisti ha – in coerenza con la scelta scissionista della parte maggioritaria di Rifondazione per la Sinistra – rassegnato le dimissioni. Così hanno fatto pure i due portavoce e diversi altri compagni del coordinamento nazionale. In conseguenza di questo fatto eclatante, nel corso della stessa riunione del coordinamento, 16 compagni (espressione della maggioranza di Chianciano che governa il partito) hanno sottoscritto un dispositivo di condanna della scissione, proposto di rilanciare collegialmente l’organizzazione e di trovare le forme tramite cui definire un percorso che portasse alla IV Conferenza nazionale.

Nei giorni successivi è stato consegnato al Collegio nazionale di garanzia un ricorso che, a quanto ci è dato capire, obiettava circa le forme della convocazione del coordinamento nazionale, prodotta invece attraverso la richiesta – come da regolamento – di più di un terzo dei membri del coordinamento medesimo. In risposta al ricorso, la presidenza del Collegio di garanzia ha suggerito: a) di indicare Federico Tomasello (dimessosi da portavoce e da membro dell’esecutivo ma non da membro del coordinamento) come compagno titolato alla convocazione del coordinamento; b) di procedere alla sostituzione dei compagni usciti a causa della scissione con un numero di compagni tale da rispettare l’esito della conferenza dei Gc del 2006.

Contemporaneamente, alcuni dei 16 compagni che l’8 febbraio avevano sottoscritto il dispositivo ci hanno comunicato la loro intenzione di non partecipare al coordinamento che avevano concorso a convocare, in virtù dell’assenza – a loro dire – di condizioni politiche favorevoli alla individuazione di modalità condivise attraverso cui riorganizzare centralmente i Giovani Comunisti, e la loro intenzione di avallare la richiesta di reintegro avanzata dai compagni di Rps rimasti, sostenendo che essa dovesse essere estesa a tutti coloro che votarono alla III conferenza il documento “Rigenerazioni” (una parte dei quali all’ultimo congresso ha sostenuto la mozione n.1. un’altra parte la mozione n. 2).
Il 22 febbraio ci siamo dunque trovati di fronte ad un coordinamento privato del numero legale dalla scelta congiunta delle due parti del vecchio documento “Rigenerazioni” di impedire la discussione e l’attuazione concreta degli impegni assunti con il dispositivo dell’8 febbraio; e con un ricorso al collegio di garanzia praticamente accolto e da cui è scaturita una richiesta di commissariamento de facto dell’organizzazione giovanile (la quale, ricordiamo, godrebbe di una sua autonomia sia regolamentare e statutaria sia politica).

Sin qui la cronaca. E la denuncia di una situazione di stallo che ha, oltre che conseguenze esiziali per l’organizzazione (per rendersene conto basterebbe interpellare i coordinamenti provinciali e le realtà di movimento che in queste settimane attendono impazientemente che i Giovani Comunisti tornino a fare politica «a regime»), precise responsabilità politiche, in primo luogo di coloro che hanno disconosciuto quanto insieme stabilito.

Ma la cronaca e la denuncia non sono sufficienti. Urge un’assunzione di responsabilità di tutte e tutti. Un’assunzione di responsabilità che passi per la sintesi e l’accordo politico tra tutte le sensibilità dell’organizzazione e che scongiuri definitivamente il rischio che ogni singolo atto del coordinamento e delle sue maggioranze sia censurato e dichiarato illegittimo – tramite un ricorso all’organismo di garanzia del partito – da chi non lo condivide.

Sul piatto c’è una richiesta da parte dei compagni non scissionisti di Rifondazione per la Sinistra di un riequilibrio del coordinamento nazionale. Al contempo, c’è la necessità – individuata dal dispositivo dell’8 febbraio e riconosciuta dall’unanimità del coordinamento – di eleggere un organismo di transizione che rappresenti il più esattamente possibile la pluralità di posizioni presenti attualmente nell’organizzazione.

La proposta che noi avanziamo è di guardare avanti e trovare una sintesi che ci consenta di trarre, con un coordinamento nazionale da convocarsi entro metà marzo, l’organizzazione fuori dallo stallo nel quale si trova. Non lo diciamo per buonismo o per riproporre, come fosse una litania, la richiesta di una gestione collegiale e unitaria avanzata nel partito nei mesi scorsi. Lo diciamo perché l’alternativa (che si configurerebbe nell’impossibilità di riconvocare il coordinamento nazionale e nell’assenza di qualunque organismo in diritto di fare attività politica e di traghettare alla conferenza nazionale) è il baratro e l’affossamento definitivo di un’organizzazione il cui stato di salute è già pessimo.

martedì 17 febbraio 2009

La svolta dei Giovani Comunisti

Comunicato stampa.

Roma, 10 febbraio 2009.


PRC. GIOVANI COMUNISTI: VENDOLIANI ESCONO, MAGGIORANZA DEL PARTITO
RILANCIA IMPEGNO PER COSTRUZIONE MOVIMENTO GIOVANILE.
"SCISSIONE DI CETO POLITICO, LAVORIAMO PER IV CONFERENZA DEI GC".



Al termine del coordinamento nazionale dei Giovani Comunisti,
organizzazione giovanile del Prc, nel corso del quale l'esecutivo
nazionale uscente, di area vendoliana, ha rassegnato le dimissioni e
ufficializzato la scelta di uscire dal partito, 16 membri su 27 del
coordinamento (quindi la maggioranza assoluta) hanno sottoscritto un
documento che impegna al rilancio dei Gc.
Tra questi l'area Essere Comunisti (coordinata da Simone Oggionni,
membro della direzione nazionale del Prc), una parte che si riconosce
nella linea politica del segretario nazionale (Amedeo Babusci), Falce
e Martello (Dario Salvetti) e compagni della terza mozione
congressuale (Maringiò e Maffione).


Nel testo approvato si giudica «grave e politicamente sbagliata la
scissione, perché fondata su di una prospettiva politica che abbandona
l'obiettivo della rifondazione comunista e abbraccia il progetto
moderato di una sinistra non autonoma dal Partito democratico. A
questo si accompagna il paradosso di chi, in nome dell'unità della
sinistra (necessità importante, che proprio per questo andrebbe
perseguita con ben altre modalità), consuma l'ennesima spaccatura, con
la conseguenza immediata di indebolire il Prc, e cioè il perno
fondamentale dello schieramento della sinistra di alternativa».

«All'interno delle/i Gc – si legge ancora nel testo - tale scissione
mostra, ancor più che nel Partito, il suo carattere verticistico e la
sua sostanza di operazione di ceto politico che crediamo avrà
riscontri contenuti a livello territoriale. L'esperienza delle/i
Giovani Comuniste/i non si conclude con questa scissione di ceto
politico, anzi, da oggi i Gc rilanciano con grande forza la loro
iniziativa politica e sociale».
La maggioranza del coordinamento nazionale Gc rimane quindi con il Prc
e si impegna a portare l'organizzazione alla IV Conferenza nazionale
entro la fine di novembre 2009.
Per garantire la gestione provvisoria dell'organizzazione il prossimo
coordinamento voterà un organismo di transizione e di garanzia.

--
Ufficio stampa Prc

giovedì 18 dicembre 2008

METTIAMO IL 1969 E NON IL MURO DI BERLINO SULLA NOSTRA TESSERA

Nei giorni scorsi è stata presentata alla segreteria nazionale la bozza di tessera 2009 dei/delle Giovani Comunisti/e. Sul fronte compare l’immagine del muro di Berlino che, all’indomani della riapertura della frontiera, viene scavalcato da un gruppo di ragazzi in festa. Sul retro, invece, c’è l’immagine di un’assemblea di movimento, con decine di giovani in cerchio in una qualche università occupata. L’obiettivo ci pare chiaro.

Si vogliono accomunare questi due avvenimenti: come vent’anni fa un’onda di libertà e democrazia travolse il cosiddetto «socialismo reale», oggi l’Onda travolge la politica e la società italiana. Non è in questione, per quanto ci riguarda, un approccio critico verso la storia dei Paesi dell'Est. Il problema sono gli intenti con cui lo si esprime. Anche Occhetto, sciogliendo il Pci, criticò radicalmente quell’esperienza, ma con l'obiettivo di spostare ulteriormente a destra il baricentro del partito. Oggi il Partito Democratico è il figlio legittimo di quell'impianto ideologico e allo stesso tempo, non casualmente, propugnatore del sistema bipolare.



Di fronte alla possente campagna ideologica anticomunista che verrà lanciata dai media, approfittando per l'appunto del ventesimo anniversario della caduta del muro, i/le Giovani Comunisti/e dovrebbero avere il compito di lanciare una campagna politica capace di indagare criticamente, con atteggiamenti né apologetici né liquidatori, le ragioni di quel crollo e di mettere in evidenza come la restaurazione del libero mercato nei Paesi dell'Est sia coinciso, al di là di ogni giudizio di merito, con l’affermazione del modello capitalistico e con la radicalizzazione della violenza in esso immanente.

Per questo il crollo del muro di Berlino ha un valore simbolico rilevantissimo ed è diventato l’icona del trionfo del capitalismo. L’evento che avrebbe dovuto (secondo gli ideologi del capitale) «chiudere la storia» e inaugurare una nuova epoca di pace e prosperità ha aperto le porte ad un ciclo cupo di guerre, di diffusione epidemica della povertà, di distruzione dei diritti, di accentramento oligarchico delle leve del potere.


Oggi quest’illusione giunge al capolinea. Perché, allora, riprendere sulle nostre tessere l’evento che la simbolizza? Perché trasformare nell’emblema di chi lotta per il cambiamento un evento così problematico? Non ci dice nulla il fatto che diverse organizzazioni politiche di destra abbiano costruito in questi anni almeno una tessera, un manifesto, un volantino, una iniziativa pubblica intorno a quell’evento, riconoscendolo – nei fatti – come un simbolo (forse il simbolo) dell’anticomunismo militante?


Non vorremmo che il fine di una simile scelta fosse provocare scientemente la sensibilità di migliaia di compagne e compagne, inducendoli a desistere dal rinnovare l’iscrizione all’organizzazione. Del resto, non è un caso che la proposta non sia emersa al termine di un dibattito e di un confronto in coordinamento nazionale in cui ciascun iscritto e ciascuna iscritta si fosse potuto esprimere rispetto all’icona che meglio rappresentasse il nostro pensiero e il nostro agire politico.


Per parte nostra l’iscrizione all’organizzazione non è in discussione. Anzi, oggi più che mai ci sentiamo coinvolti in un’impresa politica – rafforzare i/le Giovani Comuniste/i – a cui tutti noi quotidianamente contribuiamo. Per questo avanziamo, costruttivamente, una richiesta ben precisa: valorizziamo (richiamandolo graficamente) un altro anniversario, il quarantennale del 1969, di quella straordinaria annata di conflitto sociale e politico animata dall’intreccio delle lotte di lavoratori e studenti. Oltre che una scelta più fortunata, potrebbe essere un buon auspicio per l’oggi. L’unità tra lavoratori e studenti: ecco la nostra storia, ecco l’obiettivo a cui crediamo debba guardare la straordinaria Onda in campo in questi mesi e, con essa, la nostra organizzazione.


Invia la tua adesione a: cambialatessera@gmail.com

sabato 13 dicembre 2008

Ruolo dei Giovani Comunisti nell'onda

Ruolo dei Giovani Comunisti nell'onda.


di Matteo Quarantiello

Improvvisa, proprio come una mareggiata, un onda appunto. Imprevedibile, come un qualcosa che ti coglie alla sprovvista, o auspicabile, come del resto ci si doveva aspettare? Il movimento che ha scosso da ormai due mesi l'Italia intera ha colto tutti impreparati, per dirla con la parole di Gramsci: “sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, [...] chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente”. Ciò che in “Gli Indifferenti” suonava come una condanna, qui è una constatazione.



A Cagliari i collettivi scolastici e universitari abituati a organizzare assemblee di venti persone, a dare volantini per vedere cinquanta studenti ai sit-in di protesta, hanno assistito in questi mesi a cortei che contano 20, 30 mila persone! Si sono ritrovati fra le mani un carico di lavoro mai visto prima, hanno tentato d'organizzare la mobilitazione in modo organico e nel frattempo hanno acquisito consapevolezza nell'intento di fornire gli stessi strumenti d'indagine ai propri compagni, ai propri colleghi. Già alla fine di Ottobre si è costituito un coordinamento interfacoltà con l'intento di calendarizzare le iniziative e coordinare la lotta, dell'analogo strumento si sono dotati più tardi gli studenti medi e ci si ritrova oggi con una vera e propria forza politica che si occupa di temi che vanno oltre le rivendicazioni studentesche iniziali.

Non dare vita a coordinamenti stabili in questa fase sarebbe un suicidio politico. Dobbiamo essere capaci di sfruttare ciò che la risacca dell'onda lascerà a disposizione, non lasciare che si arresti sulla riva.

Bisogna constatare che quest'onda ha travolto tutti, chi si ritrova a viverla tutti i giorni e chi si ritrova a costruire gli argini necessari a difendersi. Ma l'onda non accenna a fermarsi, si prepara ad un percorso di non breve durata, indaga e si rinnova ogni giorno, portando con se la riscossa di quella generazione decisa a riscattarsi, a dimostrare a tutti che l'indagine critica della realtà è il suo cavallo di battaglia.

Quest'onda ha colpito anche noi, ha colpito i comunisti, ha colpito un organizzazione (la nostra) che per troppo tempo ha individuato ovunque tranne che nel conflitto la priorità del proprio agire politico. Ma il compito dei comunisti non è porre argini a questo fiume in piena, come i settori più reazionari del Paese tentano invano di fare; compito però dei comunisti non è neanche cavalcare quest'onda col rischio di cadere e farsi molto male. Compito dei comunisti è dare gambe alla mobilitazione, riempirla di contenuti essendone parte integrante e viva.

Negli ultimi anni i GC hanno investito tutto il loro impegno politico in quella “contaminazione” di cui oggi vediamo i risultati. Non siamo presenti in tutti i territori come parte attiva, non siamo in grado di coordinare le nostre azioni, non siamo dei referenti credibili per gli studenti, insomma in poche parole: non siamo. L’unica contaminazione che abbiamo subito è quella del “non essere”, e ciò nonostante continuiamo a predicare nei nostri documenti parole d’ordine che hanno già subito un processo di fallimento.

I Giovani Comunisti in questa difficile fase devono essere la parte più attiva della mobilitazione, devono esserne parte importante e indispensabile, devono costituirsi come tassello fondamentale di un qualcosa che esige la loro partecipazione, il loro impegno. Partecipare attivamente, vivere e comprendere il disagio che emerge, indirizzare quel disagio in un ragionamento più ampio, politico, che faccia formazione continua nei luoghi in cui il conflitto viene maturato giorno per giorno. Dalle occupazioni alle assemblee, dai malumori alle perdite di tempo, i compagni e le compagne devono seguire tutte le fasi della loro realtà locale, essere consapevoli che nonostante la lotta sia iniziata e prosegua anche senza di loro è proprio di loro che si sente il bisogno.

Ciò è possibile solo col sacrificio dei compagni impegnati nei singoli luoghi di studio, così com'è possibile nei posti di lavoro fra i lavoratori. Serve un'organizzazione giovanile che sappia coordinare i compagni impegnati nelle scuole e nelle università, che li sappia fornire un indirizzo politico-organizzativo, che non li lasci allo sbaraglio come cani sciolti nel movimento. L'esigenza di una dirigenza diffusa si trasforma dunque da concetto presente nei nostri documenti politici a necessità impellente. In questo modo sarebbe possibile un'azione concreta, efficace e coordinata, per una mobilitazione che più cresce e più necessita di questo contributo. In questo contesto è auspicabile che i coordinamenti federali, regionali e nazionale dei GC diventino un reale punto di riferimento per i compagni impegnati nei territori, come strumenti in grado di fornire direttive chiare sul come comportarsi nella propria realtà locale e per portare le rivendicazioni locali ad un processo di sintesi nazionale.

L'autonomia del movimento è indispensabile quanto quella della nostra organizzazione. Non solo, se da una parte la nostra autonomia deve andare di pari passo col contributo politico che forniamo; dall'altra questo contributo è indispensabile per evitare che l'onda muoia senza lasciare nulla dietro di se. Impariamo dagli errori del passato, inseguire o sciogliersi nel movimento non aiuta il movimento stesso. Dobbiamo lavorare dentro il movimento ma contemporaneamente rendere vivo il partito, arricchendolo con quest'esperienza, affinché i compagni impegnati non subiscano il riflusso del movimento come spettatori ma continuino a portare avanti le istanze sollevate grazie al partito e a ciò che rimarrà della grande onda sollevatasi.

La ragione di questa necessità la si trova anche nel contesto in cui l'onda è nata, come movimento di contestazione al duro attacco all'istruzione, sottolineando di non voler preservare lo status quo e ampliando la propria analisi alle riforme che già in questi ultimi 15 anni hanno attaccato il diritto allo studio. Ma questo non basta e gli studenti di tutta Italia lo hanno ricordato già all'assemblea nazionale del movimento il 15 e 16 a La Sapienza: l'unità fra studenti e lavoratoti acquista significato proprio contestualizzando il problema dell'istruzione con le contraddizioni di tutta la società. Siamo difronte all'ennesimo fallimento del sistema di produzione capitalistico, dei suoi rapporti di produzione, delle sue contraddizioni intrinseche. “Noi la crisi non la paghiamo”, uno slogan di un peso politico straordinario, che va ben oltre un'autoriforma dell'università, il quale richiede un contributo politico complessivo che il partito della rifondazione comunista ha il dovere di fornire.

Lenin lettore di Marx


Lenin lettore di Marx.


Determinismo e dialettica nella storia del movimento operaio


Di Gianni Fresu



(Prefazione di Nicola Tranfaglia)



Tra la maggioranza degli storici del pensiero politico contemporaneo, sociologi, politologi e opinionisti di varia natura, è oramai consolidata una tendenza a rappresentare sommariamente Lenin come un «dottrinario» rigido e ortodosso. Il Novecento è stato già archiviato come il secolo degli orrori, delle dittature, e all'interno di questa lettura apocalittica Lenin è stato individuato come l'origine del peccato, come il diavolo a cui vanno imputate tutte le sciagure e i lutti di un «secolo insanguinato», fascismi compresi. A novanta anni dalla rivoluzione d’ottobre, la necessità di ritornare sulle premesse filosofiche dell’opera e dell’attività di Lenin sorge anzitutto dall’esigenza di evitare simili scorciatoie e avviare un lavoro analitico il più possibile serio e rigoroso. Ciò è necessario se si ha l’ambizione di comprendere fino in fondo l’evento che maggiormente ha segnato la storia dell’umanità nel corso del Novecento. Lenin lettore di Marx nasce da questa urgenza.

martedì 9 dicembre 2008

Prosegue la mano dura della polizia


Terzo giorno di scontri in Grecia. Nuova battaglia a Salonicco tra studenti e polizia

Torna la violenza e la guerriglia nelle strade di Salonicco. All'indomani delle violente proteste di piazza che hanno infiammato l'intera Grecia, in seguito all'uccisione di un quindicenne da parte della polizia, una nuova battaglia e' scoppiata nel cuore di Salonicco, la seconda citta' del Paese: centinaia di studenti si sono riversati nella strade, ingaggiando furibondi scontri con gli agenti in assetto anti-sommossa.

In pieno centro i dimostranti, almeno trecento, dopo aver cercato di attaccare un commissariato hanno assaltato negozi e distrutto veicoli in sosta, dando luogo a scene di vera e propria guerriglia urbana.

Tre agenti feriti negli scontri con gli studenti nella città greca di Trikala, mentre ad Atene gli studenti hanno occupato le università.

Occupato il consolato greco a Berlino
Si e' conclusa in serata, dopo otto ore, l'occupazione pacifica del Consolato greco di Berlino da parte di una ventina di dimostranti che questa mattina erano entrati nell'edificio in segno di protesta per la morte di Alexis Grigoropoulos, lo studente di 15 anni ucciso dalla polizia sabato scorso ad Atene.

Secondo quanto scrive l'agenzia di stampa tedesca Dpa, non ci sono stati arresti. I manifestanti hanno sostituito la bandiera greca con un lenzuolo bianco con il nome del ragazzo e la scritta 'Assassini di Stato' e, nel corso della giornata, sono rimasti seduti in alcune stanze del Consolato. Il gruppo, spiega la Dpa, ha consegnato alle autorita' greche una lettera di protesta. Intanto, circa 60 dimostranti sono rimasti davanti al Consolato, controllati a vista da circa 120 poliziotti.

Karamanlis convoca vertice di governo
Il premier greco Costas Karamanlis ha riunito questa sera un vertice ristretto di governo per discutere la situazione, alla vigilia dell'incontro che avrà domani con il presidente della repubblica Karolos Papoulias. Karamanlis si è riunito con i ministri di Esteri, Interno, Difesa, Economia per discutere la situazione sulla scia dei disordini che stanno attanagliando Atene e le principali città del Paese dopo l'uccisione di uno studente sabato scorso.

Domani Karamanlis si incontrerà, dopo aver parlato col presidente, anche con i leader di tutti i partiti di opposizione, a cominciare da quello del Pasok, Giorgio Papandreou, e tutti gli altri partiti.

mercoledì 3 dicembre 2008

Il sito del circolo Gramsci TORNA ONLINE


GramsciCagliari.org ...Ritorna OnLine!!

Con estrema gioia possiamo annunciare che dopo oltre 10 mesi d'inattività, il sito del glorioso Circolo "Antonio Gramsci" di Cagliari torna online!! Diversi sono stati i motivi che hanno portato a trascurarlo ma nonstante questo il circolo ha lavorato tanto in quest'ultimo anno, come del resto ci si doveva aspettare. Abbiamo deciso per l'occasione di dotarlo di una nuova veste grafica e di una nuova organizzazione dei contenuti, rivoluzionando nel complesso tutto il portale ma senza far andare perduti tutti i materiali che nei suoi tre anni di attività sono stati raccolti. Sulla sinistra troverete quindi la sezione col vecchio materiale archiviato, presto verranno anche ripristinati tutti i download coi libri e i vari testi che venivano messi a disposizone.
Cercheremo di tenerlo costantemente aggiornato individuando diversi compagni che possano adempiere al compito, il CMS utilizzto è Jommla! (ovviamente un software open source) che consente, tra le altre cose, una gestione estremamente semplice del portale nella sua totalità anche da parte dei "profani" del settore.
Di volta in volta, all'emergere delle necessità, implementeremo il portale di nuove sezioni, contenuti e materiali, anche accettando il consiglio di diversi compagni e utenti del web.

Detto questo non posso che augurarvi buona navigazione...
www.gramscicagliari.org

Saluti Comunisti
M.Q.

lunedì 17 novembre 2008

Pubblicità progresso

In attesa di un resoconto sull'assemblea nazionale del movimento sull'Istruzione...



mercoledì 12 novembre 2008

Due Compagni di merdende









Soru: «Primarie ok. Ma se c'è un altro, esca in 15 giorni, mi candido comunque Non ascolterò più chi vuole perdere» Sintonia con Vendola e Rifondazione

di Marco Murgia


A volerla trovare, una differenza tra i due personaggi c'è. Tutta politica, anche se non dipende esattamente da loro. Al primo, per sua stessa ammissione, «le primarie non le chiedono i miei avversari dentro la mia stessa maggioranza: perché dovrei chiederle io?». Al secondo, le primarie le chiedono in diversi: e una parte di chi non le chiede apertamente, sotto sotto ci spera e ci lavora. Il primo è Nichi Vendola, governatore della Puglia; il secondo Renato Soru. Insieme al dibattito organizzato da Rifondazione comunista, su autonomia e rinascita, che è pure il tema del quarto congresso regionale del partito. Allora il presidente della Sardegna coglie la palla al balzo: «Aspetterò due settimane il possibile candidato per le primarie di coalizione. Trascorso questo tempo il candidato del centrosinistra sarò io». La dice così, semplicemente.

Poi la spiega bene: dice di essere favorevole alle primarie, sempre, ma anche che la consultazione «non deve servire per farci perdere le elezioni. E io non voglio ascoltare tanto quelli che vogliono perdere le elezioni». Il ragionamento è netto: le elezioni regionali sono molto più vicine di quanto possano sembrare, allora è inutile e dannoso perdere altro tempo. C'è una campagna elettorale da iniziare in modo chiaro, quindi «è necessario che le primarie, da fare non sui nomi ma sui progetti dei candidati, si debbano tenere entro gennaio, anche per dare modo al vincitore di farla con una coalizione compatta». Quindici giorni sono un tempo ragionevole «per presentare un programma, raccogliere le firme e fare il nome di un candidato».

In un colpo solo da una parte mette gli alleati davanti alla chance di presentare un nome alternativo al suo, e tutti quelli che lo chiedevano potrebbero rispondere. Dall'altra è un messaggio anche per il centrodestra: noi ci siamo. E non è poco, visto che dall'altra parte è sfumata l'opzione Beppe Pisanu, unico in grado di accontentare tutti, e si pensa di lavorare al programma prima del candidato: lì non ce n'è neppure uno, anche se potranno contare sulla macchina organizzativa di Silvio Berlusconi e sull'apporto neanche tanto indiretto di diversi ministri pronti a parlare qui e là della Sardegna.

È l'unico momento in cui Soru si prende tutta la scena. E pure gli applausi convinti del popolo di Rifondazione: che questi due, lui e Vendola, piacciono. Luciano Uras, capogruppo in Consiglio regionale, li presenta come «due tra i presidenti con più personalità per capacità propositiva, guardati dalle altre regioni come un esempio». Piacciono, questi due personaggi, e si piacciono pure a vicenda. Rispondono alle domande di Filippo Peretti, de “La Nuova Sardegna” e presidente dell'Ordine dei giornalisti isolano, dicendo cose tipo: «Adesso, Renato, ti dico questa cosa», oppure «forse Nichi non sa che...».

E invece le sanno, le cose. Perché sono molto simili, i risultati e gli obiettivi: anche se uno viene da Rifondazione e l'altro dal Partito democratico. C'è l'interesse per la scuola e l'istruzione, a esempio, con l'assegno di merito per gli studenti sardi («Seimila euro l'anno a fondo perduto», ricorda Soru, «perché prima di darli a imprenditori che vengono qui in Sardegna per aprire una fabbrica e poi se ne vanno, preferiamo permettere ai figli della nostra terra di studiare tranquillamente») o la sede del Dams a Lecce (perché, rilancia Vendola «molti degli studenti che vanno a Bologna arrivano dal Salento, e chissà quante famiglie non potranno più premetterselo»).

C'è l'interesse per l'ambiente, con il piano paesaggistico in Sardegna e la ripulitura dall'amianto di diverse spiagge in Puglia; c'è l'attenzione per le fonti energetiche rinnovabili ma non per lo sfruttamento selvaggio a favore di pochi imprenditori; c'è la sanità insieme alla necessità di ridurre i costi della politica e snellire la pubblica amministrazione: ereditate dalle precedenti giunte di centrodestra in condizioni molto diverse da quelle attuali. E così via, secondo due percorsi che sono molto simili in tutte le idee generali: anche per quanto riguarda gli investimenti in porti e aeroporti, non solo come strumento per far arrivare turisti ma per aprirsi al mondo. Che è vasto , e non è che siccome una è un'isola e l'altra il tacco d'Italia le due regioni devono restare chiuse in sé stesse.

A pensarci, è proprio l'idea delle due terre proiettate sul mondo a rendere Soru e Vendola così simili. Al di là del documento sottoscritto due giorni fa a Palermo insieme alle altre regioni del Mezzogiorno, dai termini - fa notare Peretti - forse un po' antiquati. Però il punto era mettere in evidenza che c'è un sud che ha voglia di fare, di rilanciarsi: «Non è tutto Gomorra, se ci convinciamo di questo», dice Vendola, «allora è proprio finita».

Il richiamo alla questione meridionale sta tutto lì: non più quella in voga sino a 20 anni fa, quanto una replica alla questione settentrionale venuta fuori in questi anni. La prima basata su unificare e sulla speranza della crescita, dicono, la seconda sulla separazione e sulla paura. Allora c'è una sola via: «Dobbiamo essere meglio del nord e, allo stesso tempo», è Soru a spiegarla, «stare attenti a non farci fregare».

Differenze pochissime. Fatica, Peretti, a farli andare in contraddizione tra loro. Se Soru è accusato di dirigismo, Vendola chiarisce che per lui l'accusa è di essere un poeta: «Ma ho abbandonato Foscolo per le delibere», dice e sorride. Prendono applausi, tanti e convinti, alla fine di questo incontro. Vengono da strade diverse e si sono incontrati, parlano alla stessa gente e piacciono in maniera uguale. In un caso e nell'altro, non sarà poesia. Ma empatia, quella sì.

sabato 8 novembre 2008

Cossiga denunciato


"Sappiano questi signori che non permetteremo che l'università
diventi un covo di indiani metropolitani, freaks,hippie..."
Francesco Cossiga, 17 Febbraio 1977


Cossiga denunciato per istigazione a delinquere e apologia di reato
Cinque cittadini si rivolgono alla Procura di Roma per le dichiarazioni rilasciate al Quotidiano Nazionale


Un prete, un avvocato, una grafologa e due ex insegnanti - cinque semplici cittadini - hanno denunciato stamattina alla Procura della Repubblica di Roma il senatore a vita Francesco Cossiga per istigazione a delinquere e apologia di reato. La denuncia nasce dopo le dichiarazioni rilasciate dall'ex Presidente della Repubblica al Quotidiano Nazionale su come infiltrare e strumentalizzare, con il fine ultimo di liquidare, il vasto movimento popolare nato nelle ultime settimane in difesa della scuola pubblica e del diritto allo studio garantito dalla Costituzione.
Per Cossiga il movimento è da: «Infiltrare con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri […] Le forze dell'ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano».
«Chiediamo pertanto che si proceda penalmente a carico del senatore Francesco Cossiga per i reati suddetti e per tutti quelli che potranno essere ravvisati – ha dichiarato Piero Leone, ex insegnante che stamane si è recato alla Procura di Roma. Si tratta di dichiarazioni molto gravi in quanto provengono da un personaggio che ha ricoperto i ruoli più elevati nelle istituzioni della Repubblica Italiana. Con questa denuncia vogliamo semplicemente difendere la democrazia e la Costituzione del nostro paese.»
Per Alessandro Santoro, prete fiorentino della Comunità delle Piagge: «E' assurdo che queste dichiarazioni passino sotto silenzio. Sono un invito alla violenza e ricordano, purtroppo, le modalità tipiche della strategia della tensione. Auspichiamo che la Procura proceda speditamente nel suo lavoro, perché è assurdo che un senatore a vita, ex Presidente della Repubblica, e quindi garante dei principi costituzionali si ponga all'attenzione per dichiarazioni che non esitiamo a definire fasciste.»
I reati ravvisati dai denuncianti nell'intervista del 23 ottobre scorso (oggi disponibile sulla rassegna stampa del governo http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=32976406) sono: istigazione a delinquere - commessa pubblicamente come richiesto dalla legge per la sua punibilità - rivolta sia al ministro dell'interno Maroni sia agli stessi organi di polizia preposti all'ordine pubblico (art. 414 CP) sia ai militari, i Carabinieri, a disobbedire alle leggi e a violare il giuramento compiuto sulla Costituzione (art. 266 CP). Si ravvisa infine la colpa di apologia di reato (ancora art. 414 CP) in relazione ai reati da lui commessi all'epoca in cui era ministro dell'interno e solo ora confessati.
«Sappiamo che anche altri stanno muovendosi per denunciare Francesco Cossiga - ha concluso Piero Leone. Chi volesse aderire alla denuncia può contattarci all'indirizzo mail piero.leone@gmail.com.»

martedì 4 novembre 2008

L'informazione imbavagliata

Il Generatore di Ottimismo

Egregio Presidente del Consiglio. Capiamo la Sua necessità di ricevere al più presto la nostra invenzione, ma non siamo purtroppo ancora in grado di soddisfarLa: il Generatore Elettronico di Ottimismo non è ancora pronto. I nostri laboratori lavorano 24 ore su 24, gli esperimenti continuano senza interruzione, ma la sperimentazione sui soggetti sensibili presenta qualche problema. Applicato alle onde cerebrali di un precario della scuola, il Generatore Elettronico di Ottimismo produce fasi psichiche ben distinte: una vaga incazzatura prima, e una netta aggressività dopo. Naturalmente, visto l'uso di massa che il governo intende fare del Generatore di Ottimismo, è chiaro che la macchina deve essere affidabile. Abbiamo registrato fastidiosi intoppi sui soggetti cassintegrati, aumentati del 70% in pochi mesi. Anche qui il Generatore di Ottimismo sembrava funzionare, ma dopo qualche istante, il risultato è stato opposto: i soggetti sottoposti al test sono diventati intrattabili e scostanti, con una preoccupante tendenza alla mobilitazione e al turpiloquio contro il Suo governo. Durante i test con i ricercatori universitari, un nostro tecnico è stato aggredito e si è messo in salvo per miracolo. Per ora gli effetti collaterali più vistosi sono un aumento della sfiducia nei confronti di qualunque cosa rappresenti il governo e in particolare la Sua figura. Naturalmente abbiamo condotto esperimenti mirati, ma anche qui non è andata bene: azionato su un soggetto sensibile che ascoltava una dichiarazione di Cicchitto, il Generatore di Ottimismo è addirittura esploso causando un'interruzione della corrente. È triste dirLe che per un funzionamento affidabile del congegno bisognerà aspettare qualche tempo, forse se non si tagliassero i fondi alla ricerca potremmo darLe notizie più confortanti. In attesa di un positivo sviluppo, il nostro consiglio è di continuare a usare i suoi telegiornali.
Alessandro Robecchi
il manifesto, 02/11/2008





RAI: DELL'UTRI, AL TG3 FACCE TROPPO GOTICHE, TROPPO DARK

(ASCA) - Roma, 4 nov - ''Negli ambienti della Rai ci sono ancora oggi dirigenti che sono stati messi dalla sinistra e che quindi rispondono a logiche di sinistra. E' difficile cambiare la televisione se prima non si cambiano gli uomini.E' difficile pensare che migliori la qualita' della comunicazione quando a guidarla c'e' gente che alimenta una visione negativa della vita''. Lo sostiene il senatore Marcello Dell'Utri, intervistato da Klaus Davi per ''KlausCondicio'', prendendo spunto dalle recenti affermazioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sulla televisione deprimente. Dell'Utri assicura che in questa direzione ''qualcosa si sta gia' facendo. Berlusconi in prima persona continua a diffondere ottimismo. Io penso che qualcosa per forza dovra' cambiare, non so cosa, con la nuova Rai, ma comunque qualcosa cambiera'''. Un cambiamento che potra' realizzarsi partendo da un nuovo approccio stilistico, riflette Dell'Utri. ''Le notizie, certo, bisogna darle, senno' si torna al fascismo, ma c'e' modo e modo di comunicarle. Magari con conduttori piu' gradevoli di adesso.Io guardo il TG3, ad esempio - dice il senatore - e vedo che ci sono degli anchorman che hanno gia' una faccia un po' gotica, un po' dark. Sicuramente, ce ne sono piu' in Rai che sugli altri network. Credo che il direttore del telegiornale dovrebbe dimostrare un maggiore esprit de finesse in queste cose. Farle, dirle lo stesso, ma magari con un'altra espressione''.


RAI: USIGRAI, INDIGNAZIONE PER IRRUZIONE SEDE E ATTACCO DELL'UTRI

(ASCA) - Roma, 4 nov - ''Per noi la giornata di mobilitazione promossa domani dalla Fnsi contro le norme bavaglio sara' anche la giornata dell' indignazione. Con questo spirito e con lo striscione Usigrai parteciperemo domani, al fianco dei colleghi cronisti, alla manifestazione al Teatro Capranichetta a Montecitorio''. Cosi', in una nota il Sindacato dei giornalisti della Rai, che protesta contro l'irruzione violenta di stanotte nella sede romana di via Teulada e le osservazioni del senatore del Pdl, Marcello Dell'Utri sull'informazione del servizio pubblico.''L'irruzione di una quarantina di persone nella sede Rai di via Teulada e le minacce contro la trasmissione 'Chi l'ha visto?' costituiscono un fatto di inaudita gravita' e senza precedenti. La matrice comune tra alcune norme che si vogliono introdurre e la violenza sta - sottolinea l'Usigrai - nel volere il silenzio: c'e' chi vuole si taccia sulle cose che non gli piacciono. Si tratta di un qualcosa che non riguarda solo i giornalisti, ma tutti i cittadini. Noi nel dare la solidarieta' ai colleghi, diciamo, invece, andate avanti, raccontate senza auto-censure, oltre che un giudice a Berlino in questo Paese c'e' pur sempre una pubblica opinione''.''Indignazione anche per il continuo intromettersi sul nostro modo di fare informazione da parte della politica.Oggi ci siamo sentiti spiegare da un singolare pulpito, quello del senatore Dell'Utri, come devono e non devono essere i conduttori, in particolare del Tg3; 'la faccia non deve essere gotica, il dark non va'. Prima che ce la diano, stiamo pensando noi a una divisa, la fara' cucire l' Usigrai - conclude il sindacato dei giornalisti Rai -, ma se e quando la metteremo, lo faremo per dire alla gente che stiamo trasmettendo informazione non libera''.


EDITORIA: FERRERO, BENE RINVIO TAGLI MA NON BASTA

(ASCA) - Roma, 4 nov - ''La notizia che e' arrivata dalla commissione Bilancio della Camera dei Deputati, la quale ha deciso di escludere dal conteggio dei tagli ai fondi pubblici per l'editoria quelli previsti per l'anno in vigore, rimandandoli all'esercizio finanziario successivo a quello di entrata in vigore del regolamento di riordino, e' una buona notizia. Certo, non basta, perche' in ogni caso la legge finanziaria varata dal governo prevede comunque, in prospettiva, una forte diminuzione dell''importo destinato al sostegno all'editoria (262 milioni di euro per il 2009, e cioe' ben 152 milioni di euro in meno rispetto al 2008, con una diminuzione effettiva del 36% per il comparto) e che non vi e' affatto certezza che i tagli maggiori non li subiranno giornali di partito e quelli editi da cooperative''. Lo scrive in una nota il segretario del Prc Paolo Ferrero.''Resta, pero', il primo segnale d'inversione di tendenza rispetto alla sciagurata normativa introdotta da Tremonti con i tagli all'editoria: inversione di tendenza che si deve - sottolinea Ferrero - alla campagna di sensibilizzazione messa in campo dai giornali della sinistra (Liberazione e manifesto in testa), dai vertici del sindacato dei giornalisti e persino dagli editori, alla battaglia politica che ci ha visto in prima fila, come Rifondazione, assieme a molte altre forze della sinistra, e soprattutto alle chiare e inequivocabili parole pronunciate dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che si e' speso piu' volte per richiamare tutti - Parlamento e governo - al rispetto e alla tutela della liberta' e del pluralismo, nel campo dell'informazione. E' al capo di Stato, in particolare, che voglio dire grazie''.