PRC: FERRERO, GIOVEDI' SIT-IN DAVANTI PALAZZO CHIGI
Roma, 26 ago. - (Adnkronos) - Una rappresentanza di Rifondazione comunista organizzera' giovedi' mattina, a partire dalle 11 e 30 davanti palazzo Chigi, un sit-in di protesta in occasione della prima riunione del Consiglio dei ministri. Lo si apprende da una nota dell'ufficio stampa del leader del Prc, Paolo Ferrero. Una manifestazione "pacifica", "contro il governo delle destre". I motivi del sit-in sono tre: "per dire no a una 'legge truffa', quella che il governo prospetta di approvare per le elezioni europee, visto che prevede l'abolizione delle preferenze e l'introduzione di una soglia di sbarramento che ha l'unico scopo di espellere dall'Europarlamento la voce, le posizioni e le battaglie della sinistra italiana". "Per dire no -prosegue Ferrero- a un federalismo egoista, quello che si va delineando all'interno della riforma federalista propugnata dal governo delle destre. E per dire no all'aumento indiscriminato di prezzi e tariffe che stanno colpendo in modo indiscriminato e micidiale i lavoratori e i pensionati italiani".
(Vco/Gs/Adnkronos)
26-AGO-08 19:15
Il Sud affronti la sfida, è possibilità di autoriformarsi
Roma, 25 ago. (Apcom) - Si dichiara propenso alla sfida del federalismo fiscale il governatore della Puglia Nichi Vendola, che in una intervista su 'Il Mattino' spinge il Sud a decidere se "sabotare il federalismo per minimizzare i danni, facendosi condizionare dalla paura" oppure "trovare la bussola del coraggio e diventare protagonista di questa sfida come occasione per autoriformarsi, risanare le proprie finanze e rivoluzionare le classi dirigenti". Opta per l'azione di coraggio Vendola: "Occorre lanciarsi nella sfida. Ma a patto che si voli alto, deponendo bandiere e trombette". Fiducioso nel Mezzogiorno pronto per la prova, avverte comunque che "Nord e Sud non possono certo trovarsi in equilibrio perché trovano un'intesa due alleati come Calderoli e Lombardo. Occorre una discussione seria, profonda e reale".
Per l'esponente di Rifondazione Comunista bisognerà evitare la logica di ridimensionare i danni al Sud, che potrebbe pagare il prezzo più alto, altrimenti "sarebbe meglio un'altra tattica, quella del sabotaggio". Ma Vendola è convinto che da questa riforma il Sud possa guadagnarci "a patto che sia l'occasione per fare luce sul Mezzogiorno, illuminare gli spigoli bui in cui si annidano parassitismo delle classi dirigenti, dissipazione delle risorse, sprechi, corruzione e malgoverno".
Che la proposta di riforma parta da un partito come la Lega Nord che secondo il governatore dell Puglia "non è più quel fenomeno naif e un po' barbarico degli esordi", non lo spaventa e addirittura arriva a considerare "la proposta Calderoli più accettabile di quella del governo Prodi". Spiega Vendola che "la Lega fa fino in fondo la sua parte di partner speciale e irregolare della coalizione di centrodestra. Ma c'è stato uno sforzo per superare atteggiamenti fondamentalisti. Se la discussione fosse partita dalla bozza di Bossi o della regione Lombardia non cisarebbe stata partita. Quella proposta non c'è più e i gesti, in politica, contano". Non lo spaventa neanche il passaggio dal criterio della spesa storica a quello dei costi standard: "A noi pugliesi - ha detto - questo passaggio preoccupa forse meno che ad altre regioni. Per la sanità, ad esempio, abbiamo la spesa media procapite più bassa d'Italia. Ma ripeto, il punto di partenza del ragionamento non può essere questo. Perché se la riforma diventa solo una questione di dare e avere, con regioni che guadagnano ed altre che perdono, e con la prospettiva della recessione, non si va da nessuna parte".
Ma il punto non è se Vendola si fidi o meno di Bossi, Calderoli o la Lega, piuttosto "non si deve procedere né con atti di fede né con anatemi preventivi. Ben venga il federalismo. Ma - e subito pone i suoi paletti - dico fin da ora no al federalismo dove ognuno, magari, vuole piazzare le proprie bandierine, la Lega per il Nord e noi per il Sud".
Tantomeno si tratta di una questione di dialogo tra Pd, centrosinistra e maggioranza: "Questa è una cosa che davvero non capisco. Chissà perché solo in Italia si dibatte se ci deve essere o no il dialogo. Dialogo non significa resa all'avversario. Se il dibattito sul federalismo vive solo come termometro della febbre nei rapporti fra i due schieramenti, è sconfortante. Tutto si riduce a gossip. Deve trasformarsi, invece, in un grande disegno di riforma del Paese e del Mezzogiorno. Altrimenti, meglio lasciar perdere".
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