Il Generatore di Ottimismo
Egregio Presidente del Consiglio. Capiamo la Sua necessità di ricevere al più presto la nostra invenzione, ma non siamo purtroppo ancora in grado di soddisfarLa: il Generatore Elettronico di Ottimismo non è ancora pronto. I nostri laboratori lavorano 24 ore su 24, gli esperimenti continuano senza interruzione, ma la sperimentazione sui soggetti sensibili presenta qualche problema. Applicato alle onde cerebrali di un precario della scuola, il Generatore Elettronico di Ottimismo produce fasi psichiche ben distinte: una vaga incazzatura prima, e una netta aggressività dopo. Naturalmente, visto l'uso di massa che il governo intende fare del Generatore di Ottimismo, è chiaro che la macchina deve essere affidabile. Abbiamo registrato fastidiosi intoppi sui soggetti cassintegrati, aumentati del 70% in pochi mesi. Anche qui il Generatore di Ottimismo sembrava funzionare, ma dopo qualche istante, il risultato è stato opposto: i soggetti sottoposti al test sono diventati intrattabili e scostanti, con una preoccupante tendenza alla mobilitazione e al turpiloquio contro il Suo governo. Durante i test con i ricercatori universitari, un nostro tecnico è stato aggredito e si è messo in salvo per miracolo. Per ora gli effetti collaterali più vistosi sono un aumento della sfiducia nei confronti di qualunque cosa rappresenti il governo e in particolare la Sua figura. Naturalmente abbiamo condotto esperimenti mirati, ma anche qui non è andata bene: azionato su un soggetto sensibile che ascoltava una dichiarazione di Cicchitto, il Generatore di Ottimismo è addirittura esploso causando un'interruzione della corrente. È triste dirLe che per un funzionamento affidabile del congegno bisognerà aspettare qualche tempo, forse se non si tagliassero i fondi alla ricerca potremmo darLe notizie più confortanti. In attesa di un positivo sviluppo, il nostro consiglio è di continuare a usare i suoi telegiornali.
Alessandro Robecchi
il manifesto, 02/11/2008

RAI: DELL'UTRI, AL TG3 FACCE TROPPO GOTICHE, TROPPO DARK
(ASCA) - Roma, 4 nov - ''Negli ambienti della Rai ci sono ancora oggi dirigenti che sono stati messi dalla sinistra e che quindi rispondono a logiche di sinistra. E' difficile cambiare la televisione se prima non si cambiano gli uomini.E' difficile pensare che migliori la qualita' della comunicazione quando a guidarla c'e' gente che alimenta una visione negativa della vita''. Lo sostiene il senatore Marcello Dell'Utri, intervistato da Klaus Davi per ''KlausCondicio'', prendendo spunto dalle recenti affermazioni del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sulla televisione deprimente. Dell'Utri assicura che in questa direzione ''qualcosa si sta gia' facendo. Berlusconi in prima persona continua a diffondere ottimismo. Io penso che qualcosa per forza dovra' cambiare, non so cosa, con la nuova Rai, ma comunque qualcosa cambiera'''. Un cambiamento che potra' realizzarsi partendo da un nuovo approccio stilistico, riflette Dell'Utri. ''Le notizie, certo, bisogna darle, senno' si torna al fascismo, ma c'e' modo e modo di comunicarle. Magari con conduttori piu' gradevoli di adesso.Io guardo il TG3, ad esempio - dice il senatore - e vedo che ci sono degli anchorman che hanno gia' una faccia un po' gotica, un po' dark. Sicuramente, ce ne sono piu' in Rai che sugli altri network. Credo che il direttore del telegiornale dovrebbe dimostrare un maggiore esprit de finesse in queste cose. Farle, dirle lo stesso, ma magari con un'altra espressione''.
RAI: USIGRAI, INDIGNAZIONE PER IRRUZIONE SEDE E ATTACCO DELL'UTRI
(ASCA) - Roma, 4 nov - ''Per noi la giornata di mobilitazione promossa domani dalla Fnsi contro le norme bavaglio sara' anche la giornata dell' indignazione. Con questo spirito e con lo striscione Usigrai parteciperemo domani, al fianco dei colleghi cronisti, alla manifestazione al Teatro Capranichetta a Montecitorio''. Cosi', in una nota il Sindacato dei giornalisti della Rai, che protesta contro l'irruzione violenta di stanotte nella sede romana di via Teulada e le osservazioni del senatore del Pdl, Marcello Dell'Utri sull'informazione del servizio pubblico.''L'irruzione di una quarantina di persone nella sede Rai di via Teulada e le minacce contro la trasmissione 'Chi l'ha visto?' costituiscono un fatto di inaudita gravita' e senza precedenti. La matrice comune tra alcune norme che si vogliono introdurre e la violenza sta - sottolinea l'Usigrai - nel volere il silenzio: c'e' chi vuole si taccia sulle cose che non gli piacciono. Si tratta di un qualcosa che non riguarda solo i giornalisti, ma tutti i cittadini. Noi nel dare la solidarieta' ai colleghi, diciamo, invece, andate avanti, raccontate senza auto-censure, oltre che un giudice a Berlino in questo Paese c'e' pur sempre una pubblica opinione''.''Indignazione anche per il continuo intromettersi sul nostro modo di fare informazione da parte della politica.Oggi ci siamo sentiti spiegare da un singolare pulpito, quello del senatore Dell'Utri, come devono e non devono essere i conduttori, in particolare del Tg3; 'la faccia non deve essere gotica, il dark non va'. Prima che ce la diano, stiamo pensando noi a una divisa, la fara' cucire l' Usigrai - conclude il sindacato dei giornalisti Rai -, ma se e quando la metteremo, lo faremo per dire alla gente che stiamo trasmettendo informazione non libera''.
EDITORIA: FERRERO, BENE RINVIO TAGLI MA NON BASTA
(ASCA) - Roma, 4 nov - ''La notizia che e' arrivata dalla commissione Bilancio della Camera dei Deputati, la quale ha deciso di escludere dal conteggio dei tagli ai fondi pubblici per l'editoria quelli previsti per l'anno in vigore, rimandandoli all'esercizio finanziario successivo a quello di entrata in vigore del regolamento di riordino, e' una buona notizia. Certo, non basta, perche' in ogni caso la legge finanziaria varata dal governo prevede comunque, in prospettiva, una forte diminuzione dell''importo destinato al sostegno all'editoria (262 milioni di euro per il 2009, e cioe' ben 152 milioni di euro in meno rispetto al 2008, con una diminuzione effettiva del 36% per il comparto) e che non vi e' affatto certezza che i tagli maggiori non li subiranno giornali di partito e quelli editi da cooperative''. Lo scrive in una nota il segretario del Prc Paolo Ferrero.''Resta, pero', il primo segnale d'inversione di tendenza rispetto alla sciagurata normativa introdotta da Tremonti con i tagli all'editoria: inversione di tendenza che si deve - sottolinea Ferrero - alla campagna di sensibilizzazione messa in campo dai giornali della sinistra (Liberazione e manifesto in testa), dai vertici del sindacato dei giornalisti e persino dagli editori, alla battaglia politica che ci ha visto in prima fila, come Rifondazione, assieme a molte altre forze della sinistra, e soprattutto alle chiare e inequivocabili parole pronunciate dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che si e' speso piu' volte per richiamare tutti - Parlamento e governo - al rispetto e alla tutela della liberta' e del pluralismo, nel campo dell'informazione. E' al capo di Stato, in particolare, che voglio dire grazie''.